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Essi danno vita allo Zanni (Giovanni, Zanni in bergamasco e nelle
possibili varianti Zan, Zanin Zanul), il burlone che si esprime in
dialetto e che affronta nei suoi monologhi tutti i temi tipici della
successiva Commedia dell'Arte: l'amore, il matrimonio burlesco, il
lavoro e i rapporti con il padrone, la fame, i sogni, la morte.
Pietro Aretino, nel 1534, ci descrive uno Zanni che nascosto dietro
a una porta contraffa tutte le voci
.e il filo storico col burattinaio
è evidente. Dopo il teatro religioso e la figura "profana"
dello Zanni cominciano a muoversi in Italia e in Europa attori comici
e figure che raccontano storie di persone, i loro amori, le speranze
di una vita spesso assai dura.
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Sono attori itineranti e
sono attori che operano presso le corti e i palazzi aristocratici.
Qui sono censiti dai cronisti di corte, rimanendo perciò nelle
cronache e nei resoconti, e giungendo fino a noi oggi. La figura dello
Zanni, nel Cinquecento si sdoppia in due caratteri: l'uno semplice
e leale, Arlecchino,
l'altro furbo e ingannatore, Brighella.
Accanto a loro le maschere di Pantalone,
Pulcinella
e tutte le altre presenti nella Commedia dell'Arte animano il teatro
dell'epoca.
I personaggi si muovono sulla scena improvvisando battute e smorfie,
piccoli drammi e grandi equivoci, burle di ogni tipo.
L'esiguo testo scritto - canovaccio - funge da riferimento e spunto
per le acrobazie verbali e sceniche più disparate.
L'improvvisazione richiede la definizione del personaggio, scena dopo
scena, spettacolo dopo spettacolo.
Nasce un carattere e una fisionomia. |
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Nasce la maschera, personaggio fisso ed estremamente caratterizzato.
E la maschera recita, canta, danza
questa è l'Arte: tutte
le forme di espressione e tutti i modi di rappresentazione trovano
spazio e dignità nello spettacolo, continuando a far vivere
la tradizione dei saltimbanchi e dei mimi.
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