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Cambiamenti sociali, politici ed economici determinano cambiamenti
culturali di pari intensità. E' quello che accade al teatro
- sia alle compagnie di prosa, sia alle compagnie di burattini
e marionette - quando la Rivoluzione Francese e la successiva
dominazione di Napoleone diffondono in Europa gli ideali di liberté
e egalité. Quale senso hanno più le maschere della Commedia
dell'Arte che rappresentano un mondo di servitori soggetti ai
padroni, di vicende familiari e regionali che si vuole superare?
La riunificazione dell'Italia sotto il controllo dell'imperatore francese,
infatti, porta all'abbattimento dei confini politici e favorisce una
maggiore mobilità delle compagnie attraverso il nuovo impero.
L'abbattimento delle frontiere che favorirebbe una più facile mobilità
delle compagnie, paradossalmente produce un restringimento della loro
area di azione favorendo la nascita di personaggi fortemente caratterizzati
che parlano strettamente il dialetto locale. Brighella
e tutte le maschere della Commedia sono di colpo proibite perché
esprimono un concetto di subordinazione che si che intende superato.
Nascono Sandrone
a Modena, Gioppino a Bergamo, Fagiolino a Bologna, Gerolamo a Genova
che poi sarà Gianduia a Torino.
Sono queste le nuove maschere del teatro ispirato dagli ideali giacobini,
frutto della censura teatrale del tempo. La libertà, propagandata
dai giacobini, in realtà viene limitata con l'introduzione, per la
prima volta nella storia, della censura preventiva. Tutti i copioni
dei burattinai e dei marionettisti dovranno passare i distretti di
polizia ed ottenere i timbri della censura.
Gli ideali giacobini vengono trasmessi anche attraverso l'organizzazione
di grandi feste in tutte le piazze delle città italiane: si
balla, si canta, si assiste a spettacoli di vario genere, tra cui
quelli dei burattini. E il popolo ha l'illusione di vivere la storia
come protagonista.
Le compagnie di teatro, prima abituate a lunghe peregrinazioni in
Italia e in Europa, |
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diventano stanziali, apprendendo
anche linguaggi e tradizioni del luogo in cui periodicamente fanno
ritorno per allestire gli spettacoli. E' vanificato, allora, l'impero
unito e la sua immagine: le "maschere senza maschera" si
avvicinano di più al pubblico, e da questo adottano "usi
e costumi". Si pensi alla compagnia di marionettisti Lupi, famiglia
piemontese che, assumendo definitivamente la maschera Gianduia a Torino,
non avrà più la possibilità di fare spettacoli
in luoghi dove non sia riconosciuto il dialetto piemontese.
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Tra localismi reali e desideri
di espansione universale il teatro vive di nuove maschere e nuovi
titoli. Si tratta, spesso, di opere messe in scena nel teatro
di prosa - prosa, melodramma, narrativa sono i generi da cui attingere
- e adattate per il teatro delle marionette. E poi storie di santi
e di briganti, un filone di interesse, quest'ultimo, da cui attingerà
il teatro delle teste di legno in pieno Romanticismo.
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