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   home > il teatro di animazione > Le Maschere > Le Maschere dell'Ottocento


Cambiamenti sociali, politici ed economici determinano cambiamenti culturali di pari intensità. E' quello che accade al teatro - sia alle compagnie di prosa, sia alle compagnie di burattini e marionette - quando la Rivoluzione Francese e la successiva dominazione di Napoleone diffondono in Europa gli ideali di liberté e egalité. Quale senso hanno più le maschere della Commedia dell'Arte che rappresentano un mondo di servitori soggetti ai padroni, di vicende familiari e regionali che si vuole superare?
La riunificazione dell'Italia sotto il controllo dell'imperatore francese, infatti, porta all'abbattimento dei confini politici e favorisce una maggiore mobilità delle compagnie attraverso il nuovo impero. L'abbattimento delle frontiere che favorirebbe una pi¨ facile mobilitÓ delle compagnie, paradossalmente produce un restringimento della loro area di azione favorendo la nascita di personaggi fortemente caratterizzati che parlano strettamente il dialetto locale. Brighella e tutte le maschere della Commedia sono di colpo proibite perché esprimono un concetto di subordinazione che si che intende superato. Nascono Sandrone a Modena, Gioppino a Bergamo, Fagiolino a Bologna, Gerolamo a Genova che poi sarà Gianduia a Torino.
Sono queste le nuove maschere del teatro ispirato dagli ideali giacobini, frutto della censura teatrale del tempo. La libertÓ, propagandata dai giacobini, in realtÓ viene limitata con l'introduzione, per la prima volta nella storia, della censura preventiva. Tutti i copioni dei burattinai e dei marionettisti dovranno passare i distretti di polizia ed ottenere i timbri della censura.
Gli ideali giacobini vengono trasmessi anche attraverso l'organizzazione di grandi feste in tutte le piazze delle città italiane: si balla, si canta, si assiste a spettacoli di vario genere, tra cui quelli dei burattini. E il popolo ha l'illusione di vivere la storia come protagonista.
Le compagnie di teatro, prima abituate a lunghe peregrinazioni in Italia e in Europa,
diventano stanziali, apprendendo anche linguaggi e tradizioni del luogo in cui periodicamente fanno ritorno per allestire gli spettacoli. E' vanificato, allora, l'impero unito e la sua immagine: le "maschere senza maschera" si avvicinano di più al pubblico, e da questo adottano "usi e costumi". Si pensi alla compagnia di marionettisti Lupi, famiglia piemontese che, assumendo definitivamente la maschera Gianduia a Torino, non avrà più la possibilità di fare spettacoli in luoghi dove non sia riconosciuto il dialetto piemontese.
Tra localismi reali e desideri di espansione universale il teatro vive di nuove maschere e nuovi titoli. Si tratta, spesso, di opere messe in scena nel teatro di prosa - prosa, melodramma, narrativa sono i generi da cui attingere - e adattate per il teatro delle marionette. E poi storie di santi e di briganti, un filone di interesse, quest'ultimo, da cui attingerà il teatro delle teste di legno in pieno Romanticismo.





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